LIBRERIA UNIVERSALIA – Coordinato da Tita FERRO

6 Luglio 2007 – ore 19.00

Arrivo come al solito in anticipo per far leggere a Rosa e Giovanni l’articolo che un giornale locale, Il Quotidiano, ha pubblicato sul Laboratorio: si stupiscono e sono felici, perché hanno aperto solo da tre mesi e non si aspettavano di avere questa pubblicità. C’è anche il padre di Giovanni e chiacchieriamo un po’: è di origini consentine come mio padre, scopro.

I partecipanti al Laboratorio questa volta, arrivano quasi puntuali.
Manca Nunzia che ci aveva già avvertiti di un impegno preso tempo fa, ma al suo posto c’è Simona, un’universitaria prossima alla laurea, che mi ha chiesto per e-mail di potersi unire al gruppo, anche se il laboratorio è già iniziato: sta lavorando alla tesi su Mann, è appassionata di lettura e di scrittura. Arriva insieme a Maria Antonietta anche Paola, la figlia, giovane docente di lettere classiche a Locri, ancora precaria, precisa: è stata compagna di Ilenia a scuola e sono rimaste amiche, lo si vede anche dal calore con cui si abbracciano.

 Arriva Laura, la nostra piccola studentessa, ed infine Patrizia e Pino. Sulla porta, a sedere sugli scalini, si ferma un mio ex alunno di cui non ricordo il nome: ha sentito parlare del Laboratorio e vuole vedere di che si tratta.
Cominciamo con la lettura dei compiti per casa, la –contemplazione- degli oggetti di uso comune: legge prima Maria Antonietta e poi Ilenia, entrambe mettono in primo piano tra gli oggetti i libri. Ilenia si sofferma anche sui quadri, soprattutto le stampe coloratissime che tiene in camera sua, descritte con attenzione e passione per ogni singolo particolare; ci sembra di poterla vedere Ilenia nel suo ambiente, circondata da colori dei quadri, il blu, il verde, ma soprattutto il giallo e il rosso, dai quali non riesce a staccarsi.
Tocca a me: ho promesso che avrei presentato ogni settimana un libro e comincio con il Piccolo principe di cui do una rapida presentazione per passare poi alla lettura di alcune pagine di cui ho portato le fotocopie: solo tre di loro conoscevano già il testo, gli altri rimangono presi dalla volpe e dal piccolo principe, dall’addomesticare per poter conoscere ed entrare in relazione e dal diventare responsabili: Rosa comunica che in libreria hanno 4 copie del libro per alcuni che vorrebbero leggerlo.
Finita la lettura propongo loro una variazione: al prossimo incontro non io ma ciascuno di loro sceglierà un libro tra quelli che preferisce e lo presenterà agli altri, dando anche un assaggio con la lettura di qualche pagina di cui porterà le fotocopie per gli altri del gruppo.
Prima dell’esercizio di scrittura Pino ci legge il testo di una canzone di Cremonini molto simile al testo di Ruggeri che abbiamo letto la volta scorsa: notiamo le affinità, poi Pino propone agli altri di scrivere una canzone mettendo insieme brevi testi che ciascuno scriverà sullo stesso argomento. Lui penserà a musicarla. L’idea naturalmente piace a tutti.
Poi facciamo l’esercizio di scrittura: ho trascritto su una scheda tre testi sui libri, uno di Calvino, l’altro di Ende e l’ultimo una bellissima poesia di E. Dickinson. Leggiamo i testi e li commentiamo brevemente.
Propongo poi di scrivere liberamente su quanto hanno vissuto e, come al solito, per 10 minuti lavorano assorti: quando a turno leggono quanto hanno scritto, vorrei che fosse presente qualcuno di quelli che si lamentano per l’abbandono della lettura da parte dei giovani. Ho davanti a me persone giovani, interessate alla lettura, che non chiedono se non un’occasione, come il lettore e la lettrice di Calvino, per poter scambiare dei pareri con altri lettori. Laura preferisce ricordare le sue esperienze da piccola piccola, quando una zia le raccontava le filastrocche di Rodari e la faceva innamorare della lettura: E questo è certamente un bel paradosso, dice, perché a quel tempo sapevo a malapena ricopiare l’alfabeto. Solo Pino si scusa di non essere riuscito a scrivere niente: l’idea della canzone da comporre con gli altri lo ha talmente entusiasmato che non è riuscito a pensare ad altro.
Chiedo a tutti il permesso di mettere sul nostro blog il diario dei nostri incontri e i testi che mi manderanno per e.mail
Ci salutiamo sicuri che ci vedremo la prossima settimana nonostante il caldo: solo Ilenia ci dice che comincerà a lavorare e non sa ancora se riuscirà a conciliare l’orario di lavoro con quello del laboratorio. Il testo di SIMONA           

“I libri fanno costantemente parte della mia esistenza, non soltanto come semplice mezzo di svago, ma anche come oggetto di studio, appassionato e laborioso al tempo stesso. In essi, scorgo volti familiari, amici cari la cui presenza è sempre rassicurante. Adoro quando riesco ad abbandonarmi alla lettura di un libro, e diventare partecipe del suo contenuto. È un’esperienza davvero avvincente, e sento che la mia mente è pronta ad accoglierne tutti i vantaggi possibili. Leggere, per me, significa non necessariamente rispecchiarmi in un personaggio o nelle vicende che lo riguardano, significa, piuttosto, percepire il suo stato d’animo, capire le motivazioni che stanno alla base del suo modo di agire, ovvero il messaggio che l’autore intende trasmettere attraverso la scrittura.
 Come rinunciare dunque agli stimoli apportati dai libri, un tesoro che io definirei insostituibile, in quanto è da sempre, l’unico in grado di soddisfare quel desiderio insopprimibile di conoscenza, connaturato nell’uomo?”

Ed ecco il testo di LAURA

“E’ difficile ricordare così su due piedi qual è stato il primo libro che ho letto. Perciò  preferisco far tornare alla memoria i giorni in cui, piccola piccola, ascoltavo le filastrocche di Rodari che la mia tenace zia mi leggeva amorevolmente, auspicando una mia futura passione per la lettura.
Anche mia madre, timorosamente, si gettava nell’impresa, ma i suoi tentativi erano così rari da poter essere considerati quasi inefficaci. Ogni momento dedicato all’ascolto delle piccole favole in rima si trasformava comunque in un’ambrata magia. Si sa che ai bambini le magie piacciono moltissimo, e io non fui certo un’eccezione: ne ero così appassionata da voler personalmente dar vita a nuovi scintillii, a nuove chimere. Fu così che presi l’abitudine di recitare le adorate filastrocche davanti ad un piccolo pubblico “familiare” di appassionatissimi spettatori.
Credo sia stato allora che la lettura o, meglio, la magia della lettura mi ha preso con sé. E questo è certamente un bel paradosso, considerando che all’epoca sapevo a malapena ricopiare l’alfabeto”.

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