“Dolce color d’oriental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,
a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e il petto.
Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto ridere l’oriente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta”.

                                            (Purgatorio, I 13-21)

Non ci sono parole più belle di queste, più complete nel senso e nel suono, per specificare tutta la pregnanza di questo colore: lo zaffiro orientale, che, insieme al lapislazzuli, è l’emblema del blu, è circondato da una preziosa ricercatezza sin dall’antichità. E’ pietra rara e costosa, perchè proviene da un oriente favoleggiato, perché ha la trasparenza del cielo e del mare, perché è difficile riprodurne il colore. Anche l’altra pietra, il lapislazzuli, è circondata dalla stessa aura: è venato d’oro, possiede un colore profondo, il colore del cielo a una cert’ora della sera, il colore del mare scuro, picchiettato di scaglie di luce.
E questo zaffiro, questo splendore che si allarga nel cielo e che ci fa annegare in lui, non produce smarrimento o paura, non noia, solo attrazione, dolcezza, serenità e purezza: dolce, sereno, puro colore che determina diletto, conforto, sorriso dell’anima. Tutto contribuisce ad alleggerire il tono ed a farci volare nel sereno azzurro di quella mattina sul monte del Purgatorio.
E’ proprio questa la sensazione che io provo davanti a questo colore, per questo amo il blu, che reputo il colore più bello, quello che ci lascia senza fiato, che ci sommerge nella sua luce, quando è bagliore, mare o cielo, e che ci trasmette serenità.
Per quanto ci sforziamo non riusciamo a trovare un elemento negativo in questo colore, forse perché si è stratificata in noi una tradizione ormai secolare, che risale al Medioevo, che ha connotato il blu di un tono sacrale, assegnandolo al manto della Vergine Maria e conferendogli priorità sugli altri colori.
Forse bisognerebbe andare a ritroso nel tempo, nel mondo classico greco e romano, per trovare indifferenza nei confronti del blu: un’indifferenza che si spiega già con il fatto che non esiste presso questi popoli un termine preciso per indicare il blu. Il lessico è vago e indistinto, tanto da far credere che gli antichi non avessero percezione fisica di questo colore: glaukos, ad esempio, comprendeva una vasta gamma di sfumature, che andavano dal blu, al verde, al miele, al grigio; caeruleus, indica dapprima la cera con le sue tonalità, poi le sfumature del verde, solo infine le varie sfumature del blu. In realtà quello che mancava era un riconoscimento politico-sociale adeguato, un’attribuzione di ruolo al blu, un apprezzamento estetico. I colori della regalità, ad esempio, erano ancora la porpora e l’oro, il blu era il colore barbaro dei Celti e dei Germani. Si usava questo colore solo nei mosaici, che hanno origine orientale e che poi sono trasmigrati direttamente nell’arte bizantina,  con il loro patrimonio di blu.
Ecco spiegato il motivo per cui oggi le due parole che indicano questo colore, blu e azzurro, sono di origine germanica la prima (blavus da blau), di origine araba la seconda (azureus da lazaward).

Il Medioevo rivalutò il blu, in particolar modo a partire dal XII secolo, anche grazie al ruolo svolto da alcuni prelati costruttori: tra questi il più importante, ai fini del nostro discorso, è Suger, che tra il 1130 e il 1140 fece ricostruire la chiesa abbaziale di Saint-Denis, conferendo al colore un ruolo di primo piano nell’opera. Infatti egli riteneva che luce, bellezza e ricchezza, necessarie per venerare Dio, si esprimono in primo luogo con i colori: e il blu è luce, luce divina, luce celeste in cui si trova inscritto il creato. In questo periodo accade il processo per cui questo colore viene sempre di più assimilato alla Vergine: tutta l’arte figurativa da ora in poi è piena di immagini di Vergini Annunciate o Madonne con Bambino, il cui manto è luminosamente blu. Il manto della Madonna avvolge il mondo come un cielo e lo protegge abbracciandolo, anche Cristo comincia ad essere raffigurato con vesti azzurre, simbolo di regalità e sacralità. (Filippino Lippi: Madonna col Bambino – Berlino).

Nel Medioevo, infatti, il blu era diventato anche il simbolo del re di Francia, oltre che del leggendario re Artù. In questo senso il nostro colore è sempre più in rivalità con il rosso e, col tempo, comincia a prenderne il posto ed a sostituirsi a quest’ultimo specialmente in presenza dell’oro. Oro e azzurro richiamano l’infinito, la volta celeste trapunta di stelle, un qualcosa di vago ed indefinito, che solo la sensibilità romantica riuscirà a definire: “Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea / tornar ancor per uso a contemplarvi / sul paterno giardino scintillanti…/…E che pensieri immensi, / che dolci sogni mi spirò la vista  / di quel lontano mar, quei monti azzurri; / che di qua scopro, e che varcare un giorno / io mi pensava, arcani mondi, arcana / felicità fingendo al viver mio!”. Così Leopardi: ma chi non si è sentito trasportare sulla scia di questi e di altri suoi versi in una particolare atmosfera di quiete e di languore? Questo è l’azzurro romantico, quello che fa da contrasto ai tumulti dell’animo, alle passioni, al vorticoso scorrere della vita e degli eventi.  Il blu è un colore romantico non solo perché alimenta suggestioni emotive legate alla sfera dei sentimenti, ma anche perché a partire dal Werther di Goethe diventa un colore alla moda: il personaggio del romanzo, infatti, è rappresentato vestito di un abito blu abbinato a pantaloni gialli. La gioventù romantica ne fece il proprio emblema e quel colore, forse per la prima volta, assunse un carattere generazionale.

Già, carattere generazionale! Come i jeans, i blue jeans! Quel colore anche per la mia generazione è stato un simbolo, un’ immagine fortemente carica di libertà: la libertà di essere giovani e di distinguersi provocatoriamente dagli adulti, da un mondo stereotipato e obbligato da vincoli sociali, che con i blue jeans si voleva esorcizzare. Ricordo molto bene i primi negozi di jeans, ricordo le resistenze all’acquisto che i grandi facevano considerandoli poco eleganti e perbene. Ma come il blu era stato due secoli prima scelto dai rivoluzionari francesi che l’avevano posto sulla loro bandiera indicando la libertà, così per i giovani degli anni ’60 e ‘70, il blu, attaccato ai pantaloni di tela rigida, diventa una bandiera di libertà contro le ipocrisie, in nome della fratellanza e della pace. Ed allora il blu diventa il colore della pace: la bandiera delle Nazioni Unite, i suoi Caschi Blu, il tentativo di opporsi alle guerre in nome di una comune volontà di pace. E il blu torna ad essere un colore da sogno: ma non è un sogno vago ed indistinto la pace? E la libertà non è pur essa un ideale, un miraggio? E i miraggi non hanno tutti il colore del mare? Sotto le onde viveva una fata che con il suo carro attraversava l’azzurro creando immagini per gli uomini, che in quella limpida e serena frazione di un attimo vedevano e sognavano. “Ho sognato stanotte una piana striata d’una freschezza / In veli varianti d’azzurr’oro alga” “Col mare mi sono fatto una bara di freschezza” “Nel molle giro di un sorriso / ci sentiamo legare da un turbine / di germogli di desiderio / Ci vendemmia il sole / Chiudiamo gli occhi / per vedere nuotare in un lago / infinite promesse / Ci rinveniamo a marcare la terra / con questo corpo / che ora troppo ci pesa”. 

Anche la giovinezza è un miraggio blu: più del verde, simbolo di nascita e fioritura, nel colore azzurro si vede esplodere la giovinezza sorridente e gaia, si riconosce la perfetta rispondenza tra le creature e il cielo, e tra questo e il mare sottostante. E’ come un arco, una curva che abbraccia il mondo (torniamo alla simbologia del manto della Vergine?). Leggiamo il testo di una insolita poesia scritta da un poeta americano dei primi del ‘900:  

Ruotando le azzurre gonne lungo l’aiuola
E sotto le torrette del vostro collegio
Vi dirigete a udire il noioso ed egregio
Maestro senza credergli una sola parola.

Ora in bianchi nastri i capelli serrate
E di quel che avverrà non curatevi più
Di quanto se ne curano quegli uccelli blu
Che chiacchierano in aria, passeggiano per terra.

Esercitate, azzurre ragazze, la vostra bellezza
In tempo, io con forti labbra ne griderò il valore
Che nessuno di noi saprà mai nel suo fiore
Fermare, tanta è la sua fralezza.

Io vi racconterò una storia tutta vera:
Conosco una signora dalla lingua pungente
I cui occhi ora torbidi erano d’un lucente
Azzurro…Essa non tanto addietro era
Anche più bella e cara di ciascuna di voi.

Se il blu è un colore giovane e libero, se ha conquistato un posto di rilievo nel cuore degli uomini di oggi, se regola il gusto imponendosi tra gli altri colori, tuttavia non ha perso la connotazione romantica, triste e malinconica, che l’Ottocento gli aveva assegnato. Ciò, a sorpresa, si ritrova in una parola, una parolina inglese usata in un ambito non coloristico, un termine che definisce uno stile musicale: blues. Il blues è l’antesignano del jazz, è una musica triste, lenta e malinconica, nata nell’ ambiente degli afro-americani nei primi decenni del ‘900.
Chi non ha presenti quei suoni, dolci e modulati da voci e da strumenti che ne accentuano il tono triste? 
E’ questo un tornare a quel sentimento del vago e dell’indefinito, che ci attrae anche se ci mette tristezza, che ci spaura il core, che ci fa naufragare dolcemente in un mare di sensazioni, di ricordi, di sogni e di promesse? Il blu per me non è altro che questo, ma è anche più di tutto questo: quando sono sdraiata sulla spiaggia in estate, quando guardo il cielo sereno, sento che in quel colore si specchia l’ armonia del creato e quel misto di allegria e di tristezza che è componente vitale di ogni  essere umano.

Anche le amiche del gruppo condividono queste piccole interpretazioni del blu e ciascuna di loro interviene per portare il suo prezioso contributo al colore ed al suo immaginario.

Comincia Tita Ferro, che ci offre l’opportunità di riflettere, attraverso la Teoria dei colori (1808) di Goethe, sulla valenza simbolica dei colori. L’azzurro, per Goethe, è lo stato primigenio di natura, è l’altra faccia della luce, piacevole ma sfuggente, elusivo e freddo, e contraddittorio – ci attira e quando ci avviciniamo, tenue com’è, s’arretra di fronte a noi: «Questo colore esercita sull’occhio un’influenza singolare e quasi inesprimibile. Come colore è un’energia; ma, appartenendo alla serie negativa, è, nella massima purezza, come un nulla eccitante.
V’è, a guardarlo, qualcosa di contraddittorio fra l’eccitazione e la pace».

L’azzurro è uno dei due «colori-madre»14 (l’altro è il giallo), colore empatico, associato all’oscurità, all’ombra, alla debolezza, al freddo, alla lontananza, all’attrazione. Noi ora dovremmo far riferimento a quello che Goethe definisce come l’«uso simbolico» del colore: un impiego intenso del suo significato, che si dilata a coprire l’intera superficie testuale. Diviene quindi più che un accorgimento stilistico, addirittura un modulo espressivo e strutturante: copre quel territorio intermedio tra l’espressività, intesa come marcatura pittorica o descrittiva, e la descrizione neutra, priva di connotazione designative “forti”.
Oltre a questa incisiva definizione Tita arricchisce il suo intervento con la citazione di alcuni film in cui il colore blu è espressamente citato e dominante nel titolo: per cominciare un documentario girato dalla BBC Natural History Unit, dal titolo “Profondo blu”, dedicato al  misterioso mondo delle profondità degli abissi: la sinfonia delle onde del mare nasconde segreti e sorprese. Violenza, vita, morte, movimento, staticità. Rito, abitudine, comportamento. Le leggi della natura fra musica e immagini. A questo segue Tre colori: Film Blu, di Kieslowski. La chiave per comprendere la storia è il significato del suo colore, che Kieslowski ha detto non dover essere associato alla libertà intesa in senso politico o sociale, ma come libertà della vita stessa.
Come gli altri film della trilogia, il film allude spesso al colore del suo titolo: oltre a filtri blu e luci blu, molti piccoli oggetti sono spesso di questo colore. La luce azzurrastra rappresenta il passato di Julie e la avvolge diverse volte nel corso del film, accompagnata dal tema musicale intorno al quale il film ruota.

Tita passa poi alle arti visive citando Kandinskij: è dal colore che lui parte, dalla complessa simbologia psicologica e per una sua particolare sensibilità dall’accostamento alla musica: “l’azzurro è simile a un flauto; il blu scuro somiglia al violoncello e, diventando sempre più cupo, ai suoni meravigliosi del contrabbasso; nella sua forma più profonda, il suono del blu è paragonabile ai toni gravi dell’organo”, sonorità che percorrono tutta la gamma delle tonalità del blu. Il percorso del colore continua fino a diventare esso stesso opera d’arte.  Nella tela Gelb-Rot-Blau (Giallo-rosso-blu) del 1925, una delle sue opere più celebri, Kandinskij inscrive il blu in un cerchio perfetto a destra.

Tita ci racconta una piacevole leggenda sui fiordalisi:
quell’azzurro fiorellino dall’occhio luminoso lungo il ruscello
gemma gentile della speranza
dolce non-ti-scordar di me

(da The Keepsake di T.S. Coleridge)

Per i latini il fiordaliso era un’erba sacra con la quale si ottenevano miracolose pozioni per gli occhi, ma la sua fama di fiore del ricordo e della fedeltà risale al Medioevo e precisamente ad una leggenda tedesca, i cui protagonisti sono due innamorati. Passeggiando sulla riva di un fiume dove i miosotidi avevano intessuto un vero e proprio tappeto azzurrino, il fidanzato si china a raccoglierli, ma scivola nelle acque tempestose del fiume in piena. Rendendosi conto di non avere più speranza, il giovane getta verso riva quel mazzolino di myosotis, appena colti, gridandole “Non ti scordar di me!”
La leggenda si diffuse rapidamente per tutta l’Europa e così divenne di uso comune, ad esempio, regalare i non ti scordar di me a coloro che iniziavano un viaggio il 29 febbraio di un anno bisestile.

Un altro elemento blu, di grande suggestione è la GROTTA AZZURRA di Capri, che ci fa sognare un viaggio in quel fantasmagorico blu! Grazie, Tita, per questo contributo! 

Una vacanza a Capri non è veramente tale senza un’escursione alla Grotta Azzurra: filtrata dall’acqua, la luce crea un’eccezionale tonalità di colore: un azzurro intenso che riveste di riflessi argentei tutto ciò che si trova all’interno. Non molto grande – 54 m di lunghezza, 14 di larghezza, 30 d’altezza – la grotta si prolunga verso l’interno con la Galleria dei Pilastri, ricca di stalattiti. La “Grotta Azzurra” è una caverna naturale sprofondata in mare in epoca preistorica e conosciuta sin dal tempo dei Romani che la trasformarono in ninfeo. La suggestiva grotta, celebrata e conosciuta in tutto il mondo, costituisce il simbolo dell’isola di Capri, per l’ammaliante effetto creato dai giochi della luce solare filtrata da sotto l’acqua e riflessa sulle pareti rocciose.

Neruda, Addio alla neve

Ma l’Isola,
pietra e profumo in alto,
come una torre calcarea
s’innalzava

con la certezza azzurra
del cielo fermo
e forte:

un edificio immobile
sempre appena dipinto[…]
dall’alto il silenzio

del mare come un anello,
come un anello azzurro,
il mare azzurro

Capri, regina di roccia,
nella tua veste
 
color giglio e amaranto
vissi sviluppando
la fortuna e il dolore […]
La sua veste di zaffiro

l’isola conservava ai suoi piedi,
e nuda sorgeva nel suo vapore
di cattedrale marina.

Era di pietra la sua bellezza. In ogni
frammento della sua pelle rinverdiva
la primavera pura

che nelle crepe nascondeva il suo tesoro […]
D’argento e pietra la tua veste, appena
il fiore azzurro esplode

ricamando il manto irsuto
col suo sangue celeste […]
Isola, dalle tue pareti
colsi il piccolo fiore notturno

che conservo nel mio petto […]. 

Volendola descrivere, anche La Capria percepisce, della grotta, questa linea silenziosa e immutabile, sottratta al tempo, che in lui coincide con un interiore esotismo, puro riflesso letterario, luce azzurrina che non è altro che l’irradiarsi di una immagine interiore:
È possibile oggi, entrando nella Grotta Azzurra, provare ancora qualcosa di quell’emozione
che assalì il suo primo scopritore? Ho voluto fare l’esperimento. Ho preso una barca esono andato un pomeriggio, quando stava per scadere l’ora delle visite turistiche, alla grotta.
Erano anni che non ci tornavo […] Stavo per andar via, ma le ultime barche, esaurita la visita, si allontanavano in corteo col loro carico di stralunati turisti. Ero rimasto solo davanti alla grotta. Allora
sono entrato, e dopo qualche secondo ho visto l’azzurro. Saliva dall’oblò blu del fondo come un’emanazione luminosa diradando l’oscurità del primo impatto, e le rocce nere tutt’intorno parevano sospese su quella luce meravigliosa che ne definiva in modo così netto il contorno. Ero stato ammesso nella parte più segreta dell’isola, là dove batte il suo cuore azzurro. Mi tuffai in quell’azzurro, nuotando le mie gambe lo attizzarono come si attizza la brace sotto la cenere, e ad ogni movimento l’azzurro, opalino in superficie, divampava sfavillando, e solchi innumerevoli segnavano l’acqua sovrapponendo azzurro ad azzurro.
L’azzurro trionfava e io lo sentivo cantare, invasato anch’io, dall’Azzurro! l’Azzurro! l’Azzurro! l’Azzurro!

Interviene a questo punto Franca Crucitti, che  presenta alcune poesie in  cui  il blu assume la connotazione particolare di far da sfondo all’esaltazione della donna:

Rimbaud  –Vocali
….O la suprema tuba piena di stridi strani, / silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi; / o l’Omega ed il raggio violetto dei suoi occhi!

CampanaI piloni fanno il ponte più bello
I piloni fanno il ponte più bello / e gli archi fanno il cielo più bello / negli archi la tua figura. / Più pura nell’azzurro è la luce d’argento / più bella la tua figura. / Più bella la luce d’argento nell’ombra degli archi, / più bella della bionda Cerere la tua figura.

Arturo Onofri –
Sopita nella luce della sera, / la tua silenziosa anima ascolta / il ritmo irrefrenabile del mare / che asseconda le pause dei sonori / cieli ove l’astro dei tuoi occhi aspetta / il tuo ritorno, per riprender luce. / E t’affiora tra i lunghi cigli il raggio / del tuo silenzio d’oro, assomigliante / al luminoso mare della sera / che respira gli addii della tua morte. / Dagli amori terrestri, ora il soave / sapore ti solleva a un infinito / amore, che su te piove dall’alto / con l’ombre armoniose della notte.

Nella poesia di Hikmet, Alla moglie, si intravede nell’azzurro il tema della libertà:
Com’è bello pensare a te / tra le grida della morte e della vittoria, / pensare a te quando si è in prigione / e quando si è passata la quarantina. / Com’è bello pensare a te: / ecco una mano dimenticata su una stoffa azzurra, / ed ecco, tra i suoi capelli, / la morbidezza fiera della mia terra di Istanbul. / … / E di colpo, alzandomi in piedi, / andare a incollarmi alle sbarre della finestra, / e gridare al cielo azzurro della libertà / tutto quanto ho scritto per te.

In Baudelaire, La bellezza, il colore diventa paradigmatico di una fissità eterna, dell’assoluto:
Mortali, io sono un bel sogno di pietra, / il mio seno ove urtaste ad uno ad uno / inspira nel poeta una passione / eterna e muta come la materia. / Nell’azzurro, incompresa sfinge, siedo; / cuore di neve e bianchezza di cigno; / odio il moto che intorbida il disegno; / e mai non piango, mai, e mai non rido. / I poeti davanti alle mie pose, / quasi attinte ai più fieri monumenti, / consumeranno i giorni studiosi; / ho per sedurre tali miti amanti / puri specchi ove l’essere s’adorna: / i miei grandi occhi di chiarezza eterna!

Per ultimo, Franca ci legge Nievo, La scoperta del mare, un famoso passo grazie al quale tutti ci sentiamo partecipi della vastità e dell’azzurrità:
…Ma più in là ancora l’occhio mio non poteva indovinare che cosa fosse quello spazio infinito d’azzurro, che mi pareva un pezzo di  cielo caduto e schiacciatosi in terra: un azzurro trasparente, e svariato da strisce d’argento, che si congiungevano lontano lontano coll’azzurro meno colorito dell’aria. (…) D’improvviso i canali e il gran lago dove sboccavano, diventarono tutti di fuoco; quel lontanissimo azzurro misterioso si mutò in una iride immensa e guizzolante dei colori più diversi e vivaci. Il cielo fiammeggiante ci si specchiava dentro e di momento in momento lo spettacolo si dilatava, s’abbelliva agli occhi miei, e prendeva tutte le apparenze ideali e quasi impossibili d’un sogno.
 
Maria Aldarese porta un ricco contributo di testi poetici in cui il tema del blu è presente sotto varie sfaccettature:
Nazim Hikmet, Lettere dal carcere a Munevvèr, Prigione di Bursa (Anatolia), 1942:
 
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello

che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

ARRIVEDERCI FRATELLO MARE
Varna, 1951

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un pò’ della tua ghiaia
un pò del tuo sale azzurro
un pò della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dire molte cose
sul tuo destino di mare

eccoci con un pò più di speranza
eccoci con un pò più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.
 

Rodolfo Wilcock, E vattene, Sei troppo innamorevole! 
 
E vattene, sei troppo innamorevole!
Sei troppo seta per questa plastica rotta,
troppi smeraldi, fibbie con cinghiali,
e quando ti carezzi lo sguardo con le ciglia
io in Ravenna e Pisa su un sedile

non so da dove cominciare a ammirarle,
nè so guidare con un Tiziano accanto
che di sbieco e lontano tra alberelli
mostra come un segreto un’acqua azzurra

ma di un azzurro che non è che un’idea,
l’idea del fondo che sta al di là del fondo
di un labirinto come te di bellezza,
che dall’avorio ti porta alle perle

e dalle perle alla schiuma del mare
e dalla schiuma… Scendi da questa macchina,
sei troppo interamente seducente!

 
 
Sergio Solmi, CANTO DI DONNA
 
Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d’improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch’io non discerno.

O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni,
quali rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.

Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l’accesa carne
parla talora, e ascolta

sé stupefatta esistere.
 
 
Marisa Madieri
La radura

…Fluttuava ora nell’aria come il suo palloncino e l’azzurro cupo del cielo era un abisso in cui sprofondava.
…Si allontanò infine furtiva, sollevando nella corsa la gonna, azzurra e leggera come l’ala di una farfalla
.
 
Sara Puntillo presenta tra le altre cose questa bellissima poesia di Rainer M. Rilke, Ortensia Azzurra:
 
L’opaco scabro verde che rimane
da mestiche su vetro è in queste foglie;
su, nei corimbi, il blu non si raccoglie,
ma eco è d’azzurrità lontane
ed un vago di lacrime lo accoglie,

quasi un volere che svanisca ancora:
in giallo, in viola, in grigio trascolora
come fa il blu in vergati antichi fogli;
è lo sbiadito di lisi grembiulini,
cose dismesse cui nulla accade più;

avverti il breve dei piccoli destini.
Ma ecco all’improvviso il blu riesplode
in uno dei corimbi, e sai: quel blu,
pura emozione, del suo verde gode.

 
Aggiunge a queste due citazioni, la prima di M. Luzi: “Credo si trovi spesso nella mia produzione poetica l’azzurro, il blu, questa tonalità che appartiene, non tanto, forse, alla radiosità del mattino quanto alla profondità. Lo stesso spazio profondo ha questo colore, che poi diventa anche quello del tempo. Tempo e spazio sono inscindibili. Quando io penso al tempo penso a questo colore.”
R. Vecchioni:Un giorno o l’altro m’incontrerai, mi accadrà di sorridere come non speravo più e l’occhio azzurro avrà un momento uguale all’occhio blu…”(Canzone per Sergio)

E come non citare a questo punto una poesia della Dickinson, presentata da Maria Iaria, che sembra far da commento alla Notte stellata di Van Gogh:
 
Non era la luna che un mento
dorato
una o due notti fa –
ed ora scopre il suo volto perfetto
al mondo di quaggiù –

La sua fronte è del biondo più
regale –
la sua guancia,un berillo tagliato

ed il suo sguardo alla rugiada
estiva
il più bello ch’io abbia mai veduto
Le sue labbra ambrate, immobili –

ma quale mai deve essere il sorriso
che potrebbe concedere a un’amica
se tale fosse il suo argenteo volere!
E che squisito privilegio essere
anche la più lontana delle stelle
nella certezza ch’Essa passerà
davanti alla tua porta scintillante!
Suo
berretto è il firmamento,
l’Universo i suoi calzari –
le stelle sono gemme alla cintura,
i suoi veli – l’Azzurro.
 

Il nostro report si arricchisce del contributo fornito da Maria, che è andata a spulciare la letteratura anglo-americana, soffermandosi particolarmente su due nomi di grande esperienza poetica: John Keats ed Emily Dickinson. Questi i suggestivi testi:

John Keats, Il mare
In eterno sussurra intorno a lidi / solitari, e con l’ansito possente / dieci e dieci migliaia di caverne /sazia, […] O voi che le pupille avete afflitte e stanche, fate loro pascolo della vastità del mare; […]

Emily Dickinson
 
C’è un taglio obliquo di luce
nei pomeriggi d’inverno
che affligge, come il peso
d’armonie di cattedrale –
Celeste è la ferita che ci reca –

non possiamo trovare cicatrici –
ma interiore è il dissidio, là dove
hanno dimora i suoi significati….

 

Emily Dickinson
 
Portami il tramonto in una tazza
conta le anfore del mattino
le gocce di rugiada.
Dimmi fin dove arriva il mattino –
quando dorme colui che tesse

d’azzurro gli spazi.
Scrivimi quante sono le note
nell’estasi del nuovo pettirosso
tra i rami stupefatti – quanti

passetti
fa la tartaruga –
Quante coppe di rugiada beve
l’ape viziosa.

E chi gettò i ponti dell’arcobaleno,
chi conduce le docili sfere
con intrecci di tenero azzurro.
Quali dita congiungono le

stalattiti,
chi conta le conchiglie della notte
attento che non ne manchi una.
Chi costruì questa casetta bianca

e chiuse così bene le finestre
che non riesco a vedere fuori.
Chi mi farà uscire con quanto mi
occorre

in un giorno di festa –
per volare via – in pompa magna

Il nostro report si conclude così con tutto il blu del mondo trasfuso in questi stralci di poesia e di arte. Per concludere Ancora Tita ci ricorda che il blu è anche l’allegria di canzoni entrate a far parte della nostra storia. Ed allora Nel blu dipinto di blu, Azzurro, Le mille bolle blu e tante altre ci canticchiano in testa le note sfavillanti ed esplosive di un semplice colore.

Annunci