(di Tita Ferro) 

Alle carissime Pietre di scarto ed a tutti coloro che visiteranno il nostro sito auguro una Santa Pasqua di gioia.

Il bellissimo Convegno che ha visto unite Pietre di scarto e BombaCarta nello sforzo di organizzazione e nella partecipazione ai lavori, l’impegno ordinario dei laboratori e quello straordinario del progetto Pietre di scarto in … biblioteca, l’entusiasmo di coloro che ai laboratori partecipano, soprattutto i giovani, mi sollecitano a ringraziare il Signore ed ognuno di voi in particolare: le Pietre di scarto non sono solo fiorite, come ci proponevamo lo scorso anno facendo nostre le parole di P. Celan, le Pietre di scarto stanno donando i loro primi preziosi frutti.
I Laboratori che, sull’esempio e con l’aiuto della Federazione Bombacarta

, sono sorti in molte biblioteche della Città, sono il nostro modo di continuare l’opera di liberazione dai macigni delle chiusure, della diffidenza, del mutismo, per una possibilità di relazione che è vita, che è gioia.
Grazie, grazie dal profondo del cuore.
Lascio a don Tonino Bello il compito di proporre una breve riflessione sulla Pasqua che solleciti ciascuno di noi a condividere con gli altri sentimenti, pensieri, emozioni: è la sua introduzione al libro Pietre di scarto, da cui deriva il nome della nostra associazione.

PIETRE ANGOLARI DELLA SPERANZA

<<La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.

(Erano andate senza troppo pensare, spinte dal desiderio di rendere quel supremo servizio al Maestro, ungerne il corpo, ma per strada si erano improvvisamente preoccupate: chi ci rotolerà il masso enorme?)

      Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme, messa all’imboccatura dell’anima, che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuna con il suo sigillo di morte, chiusa in un mutismo che sembra invincibile.
      Quella mattina il Risorto ha mostrato alle donne che è possibile il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la scoperta della parola che genera una primavera di rapporti nuovi. E che se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adoperasse per rimuovere il macigno dal sepolcro accanto, si ripeterebbe nuovamente il miracolo del terremoto che contrassegnò la prima Pasqua di Cristo.
      Festa dei macigni rotolati.
      Festa del terremoto.
      Il Vangelo ci dice che i due accadimenti supremi della storia della salvezza, morte e risurrezione di Gesù, furono entrambi caratterizzati dal terremoto.
      Dunque non dal ristagno.
      Fino a quando nelle nostre città la costruzione del Regno non sarà organizzata dagli amici del cambio, dagli appassionati della rivolta, dai poveri che si ribellano, dai condannati alle piccole croci quotidiane, da chi vi rimane schiacciato sotto, da chi è ingiustamente spogliato di tutto come Cristo, da chi viene abbeverato con l’aceto e il fiele di una vita insostenibile, avremo sempre aurore senza mattino.
      E i macigni continueranno ad ostruire i nostri sepolcri, lasciandoci privi di una memoria spiritualmente eversiva.
     Voglio recuperare tutta la speranza che irrompe da quella <creazione nuova> che è il corpo resuscitato di Gesù e dirvi con gioia: coraggio, non temete.
     Non c’è scetticismo che possa attenuare l’esplosione dell’annuncio: le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove
>>.

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