REPORT OFFICINA MARZO 2007
a cura di Elettra Griso                                                       

Sto scrivendo del grigio mentre la sera avanza sullo stretto: man mano che la luce va scemando, tutte le cose (la terra, il mare, il cielo) da colorate diventano grigie. Le nuvole gonfie di acqua e la  mancanza di luce fanno diventare grigie anche le case. Di fronte a me si sta creando un’atmosfera simile a quella che J. Saramago ci presenta nelle prime pagine del libro “L’anno della morte di Riccardo Reis” quando descrive l’entrata, nel porto di Lisbona, dell’ “Highland Brigade” il piroscafo che dal Brasile riporta il protagonista in Portogallo: “Qui il mare finisce e la terra comincia. Piove nella città pallida, le acque del fiume scorrono limacciose di fango, la piena raggiunge gli argini. Una nave scura risale il flusso tetro, è la Highland Brigade, vapore inglese (…) da dietro i vetri appannati di sale i bambini spiano la città grigia, piatta su colline, come se costruita solo di pianterreni…” e qui il grigio è proprio nella capacità evocativa delle parole utilizzate per la descrizione. Non si può fare a meno di pensare a certi paesaggi uggiosi (appunto senza luce) autunnali o invernali : ai cieli bigi di Parigi; alle brume di Londra; alla nebbia che sale, alle nuvole basse, al grigio appunto. E’ il colore che annuncia il triste raccoglimento dell’anima e della natura: novembre è il grigio mese dei morti: “del sole che piange fra le foglie… degli alberi vestiti di scuro…di nebbia sui fiumi… (G.Villaroel, Funerale). Grigia è, nell’immaginario, l’introspezione spesso dolorosa (la vita che cova sotto la cenere), la sofferta ricerca di sé (e la conseguente rinascita).

Il grigio è a metà tra il colore e il non colore, in bilico tra l’essere e non – essere, tra vita e morte: è in questo suo diluirsi tra il bianco (mescolanza di tutti i colori dello spettro luminoso) e il nero (assenza di colore) che si definisce la sua natura, che si determina il essere tra il giorno e la notte. Nell’ambito pittorico, la concezione classica considera il grigio come un “bianco sporco” cioè ottenuto aggiungendo al bianco quantità variabili di nero. Tuttavia esistono altri metodi per ottenere il grigio: è il caso del grigio neutro ottenuto mescolando in parti uguali i tre colori primari (blu, giallo, rosso). Nella stampa tipografica è una mescolanza di ciano, magenta e giallo a dare quel grigio che molti chiamano bistro. Il monitor di un computer è in grado di visualizzare più di un centinaio di tonalità di grigio differenti, ma l’occhio umano è in grado di distinguere nettamente in media 16 livelli di grigio. Di conseguenza è un colore che si crea nelle sfumature. In natura, il grigio è un colore molto comune: non solo esistono molti animali (mammiferi, pesci, uccelli, rettili) di colore grigio, ma anche molti metalli: argento, piombo, alluminio, stagno. A volte, in base alla luce presente, l’occhio umano può percepire lo stesso oggetto come grigio o come di un altro colore. Inoltre i  “GRIGI”  sono la tipologia di vita extraterrestre intelligente che appare più di frequente nei fenomeni paranormali correlati ai fenomeni UFO. Anche Whitley Sreiber parla nel suo “Communion” dei “GRIGI”considerandoli una concretizzazione del nostro inconscio e non veri e propri extraterrestri. Il grigio diventa quindi il colore delle oscurità, delle cose nascoste (che non vivono alla luca del sole).

I latini usavano canus o caelus per indicare i capelli o gli occhi tendenti al grigio; nubilus o caliginosus riferendosi al cielo nuvoloso o fosco; ferrigineus per descrivere il colore grigio – metallico di un oggetto; negli altri casi usavano il termine cinereus perché grigio è soprattutto il colore della cenere. Allora il grigio diventa il colore della morte, della fine, di ciò che rimane dopo la vita:           

Quante ceneri e polvi giaccion, forse,
per queste glebe seminate e sparse,
ch’eran donne leggiadre; ed al fin corse,
ur de la terra sfatte e dal foco arse

recita il poeta dopo l’eruzione del 1573.

Il grigio si presenta anche come presagio di morte ne “L’orto degli ulivi” di Rainer Maria Rilke (liriche e prose) :           

“Sotto le grigie fronde Egli saliva
grigio, disfatto – su per l’uliveto
premendo a tratti la cinerea fronte
entro le ardenti mani polverose.
Dopo tutto, anche ciò. Questa, la fine.
Mi è forza andare, pur se spenti ho gli occhi.
E vuoi che affermi, Dio, la tua presenza,
nel mentre io stesso più non ti ritrovo?”

e in Carducci con “Nevicata” (Odi Barbare):
          

Lenta fiocca la neve pe’l cielo cinereo; gridi,
suoni di vita più non salgono dalla città,
non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzone ilare e di gioventù…”

dove il “cielo cinereo” rappresenta non solo il silenzio atmosferico. Ma soprattutto quello dell’anima. Ma anche nell’Inferno dantesco (Canto III, v. 98) ove il Poeta presenta il “nocchier della livida palude”.
Il grigio può evocare anche il ricordo di un evento luttuoso come ne “Il viaggio” di Katherine Mansfield (Tutti i racconti) :

“La nonna  si era già tolta il cappellino e prima di appenderlo, aveva arrotolato  ciascun laccio appuntandolo alla fodera con una spilla. I capelli bianchi rilucevano come seta; la piccola crocchia sulla nuca era coperta da una retina nera. Fenella non aveva mai visto la nonna a capo scoperto; era strana”.
“Mi metterò lo scialle che mi ha fatto all’uncinetto la tua cara mamma”- disse la nonna e, slacciato il salsicciotto, lo tirò fuori e se lo avvolse intorno al capo; la frangia grigia di lana le danzava sulle sopracciglia mentre, tenera e dolente, sorrideva a Renella” .

Per la sua caratteristica di “colore di mezzo” può anche rappresentare la mediocrità, la contingenza come ben si può notare in Proust, La strada di  Swan :

“Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla prospettiva di un un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè in cui avevo inzuppato un pezzetto di maddalena…Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato senza nozione della sua causa… Avevo cessato di sentirmi mediocre, mortale…”

Può anche diventare il colore dell’indifferenza ; dell’appagamento modesto come si legge nella poesia di CarducciDavanti San Guido”, dalle Rime Nuove:          

Ansimando fuggia la vaporiera
mentr’io così piangeva entro il mio cuore:
e di polledri una leggiadra schiera
annitrendo correa lieta al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
rosso e turchino, non si scomodò:
tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo 
e a brucar serio e lento seguitò

dove l’asino bigio diventa l’inutilità di seguitare a rimuginare sui propri ricordi; ma può anche rappresentare, in contrasto con colori più vividi (il bianco del campanile è la luce della fede; il rosso dei fazzoletti l’allegria della festa) l’ordinarietà della vita quotidiana, l’assenza di emozioni. Lo stesso in “Paesi” di Corrado Govoni, da Poesie elettriche:          

Esplodon le simpatiche campane
D’un bianco campanile sopra i tetti
grigi; donne con rossi fazzoletti
cavano da un rotondo forno il pane…

Infine, in francese si usa “griser”: ubriacarsi, far ubriacare, nel senso di dare alla testa o meglio nel senso di obnubilamento. “En faire voir de grises: farne vedere delle brutte”.  Si usa anche “gris” nel senso di brillo, alticcio. Le suore di carità vengono chiamate: les soeurs grises (chiaramente per il vestito che indossano) .  
                                                                             
                                                  Altri Contributi

1) Spezzare una lancia a favore del grigio
     di  Maria Chiantella

Una generica riflessione sul significato dei diversi colori ci porta a considerare il misterioso simbolismo che ci fa associare un colore ad un corrispondente stato d’animo. L’allegria è azzurra, verde la speranza, la sofferenza è nera, il grigio viene solitamente associato a stati d’animo inclini alla malinconia, alla delusione, a condizioni di stasi emotiva. Non è raro udire: “Oggi tutto è grigio; sono giorni grigi; è un periodo grigio”. Tuttavia mi va di spezzare una lancia in favore di questo colore per una sensoriale esperienza che mi porta ad attribuirgli capacità di trasmettere impressioni positive come:
Assistere un mattino alla magia straordinaria del sorgere del sole. Man mano che la luce vince il buio della notte , attraversa un iridescente colore grigio perla che palpita al tocco dei primi raggi di luce.
E ancora quel corridoio grigio perla che la luna disegna sull’acqua spezzando il mistero del buio che attraversa.
E ancora quel grigio ormai raro che offrono signore coraggiose che sanno vincere la tentazione di mascherare il tempo della saggezza.
E che dire poi della nebbia grigio latte che d’inverno sale, poco a poco,dalle pianure fino alle cime dei monti avvolgendo quasi in un tenero abbraccio la natura tutta intorno.
E ancora chi può negare la poesia di un pomeriggio  piovoso e plumbeo d’inverno mentre, seduti accanto alla finestra, ascoltiamo tranquilli il ticchettio della pioggia e osserviamo incuriositi gli ultimi rami nudi del pesco che emergono strani dal grigio ovattato che avanza. E non ci fanno sorridere le nuvole grigie che fanno le capriole nel camino e si inseguono e giocano fra le fiamme come discoli folletti prima di fuggire cercando l’aria?
Infine mi piace considerare il grigio quale simbolo della pausa, della riflessione dell’attesa: attesa della luce.
Dopo il grigio arriva il sereno, dopo una grande sofferenza arriva la purificazione dell’anima. Le considerazioni positive riferite al colore grigio mi sono state suggerite, tanto tempo fa, da un dipinto, esposto non ricordo più in quale galleria, e le cui immagini mi sono rimaste impresse nella memoria come una improvvisa visione: un bosco di antichi abeti ricchi di fronde e di mistero che proteggevano un sentiero tortuoso tappezzato d’erba e immerso in una nebbia grigia leggera come un velo. Gli abeti svettavano verso il cielo con la solennità che hanno le colonne nelle cattedrali, mentre spade di luce violavano a tratti il paesaggio come per affermare il tentativo di una violenza,.
C’era in quel bosco un’atmosfera di fiaba che mi suggeriva di fermarmi lì per sempre.         

2) Gli uomini grigi: eleganza e negatività
 di Tita Ferro

Riflettere sul grigio mi ha richiamato alla memoria il romanzo di Grazia Deledda, Cenere, storia triste di vite che faticosamente cercano la loro strada tra errori e rimorsi, ma aperto alla speranza: nel momento conclusivo Anania “ricordò che tra la cenere cova spesso la scintilla seme della fiamma luminosa e purificatrice e sperò e amò ancora la vita”.
Il grigio predomina nella presentazione del protagonista del romanzo di R. Chandler, Il grande sonno, Ph. Marlowe, un personaggio che affascina per il modo di condurre le indagini a lui affidate, che osserva senza lasciarsi coinvolgere, con quella che si potrebbe definire una particolare ‘signorilità nella durezza’. Signorilità che, nella trasposizione cinematografica, ha avuto due grandi interpreti, ugualmente bravi e famosi: R. Mitchum e H. Bogart.
“Era un uomo grigio, assolutamente grigio, tranne le scarpe nere luccicanti e i due rombi scarlatti sulla seta grigia della sua cravatta che somigliavano alle losanghe rosse della roulette. Grigia era la sua camicia come grigio era il suo completo a doppio petto meravigliosamente tagliato in morbida flanella. Vedendo Carmen, si levò il cappello grigio, e i suoi capelli, sotto, erano grigi e tanto sottili come se li avesse setacciati attraverso la garza. Le folte sopracciglia grigie gli conferivano una indefinibile propensione alla spavalderia. Aveva un gran mento, un naso a becco d’aquila, i suoi grigi occhi pensosi guardavano obliquamente, perché la pelle lievemente cascante delle palpebre gli copriva un poco gli angoli.” 

Se il grigio ha connotazioni di neutra eleganza nel romanzo di Chandler, assume toni decisamente negativi nell’altro famoso romanzo di M Hende, Momo, dove i –signori grigi– sono gli agenti di una sedicente Cassa di Risparmio del Tempo che si presentano nel microcosmo costituito da Momo e dai suoi amici tentando di rubare il loro tempo, mentre dicono di volerlo capitalizzare a loro favore. Il Libro è un’accusa al consumismo e alla frenetica vita moderna, dove l’uomo è vittima impotente del tempo che passa: il tempo rubato dagli uomini grigi agli abitanti della città è un’evidente metafora della forzata rinuncia ai piaceri che si ricavano dall’assaporare le piccole gioie della vita, per la ricerca del progresso tecnologico e produttivo che non dà la felicità promessa.

“Percorrevano instancabilmente la città sempre più numerosi e sempre indaffarati. Eppure non erano certo invisibili. Si vedevano e non si vedevano. Possedevano la misteriosa capacità di passare inosservati di modo che lo sguardo scivolava distratto sulle loro figure oppure ci si dimenticava subito del loro aspetto. …Circolavano per le vie su eleganti automobili grigie, entravano in tutte le case, sedevano in tutti i ristoranti. Di frequente facevano annotazioni sulle loro agende. Vestivano, questi signori, abiti grigi, di u colore grigio-ragnatela. Anche le loro facce erano cenerognole. Portavano bombette grigie in testa e fumavano piccoli sigari color cenere. Ciascuno di loro aveva una cartella di cuoio color grigio-piombo”.

Ma non voglio concludere il mio intervento con la tristezza dei –signori in grigio-.
Preferisco ricordare le -cineree trecce- velate di verde della turista inglese nella lirica di G. Carducci, Dinanzi alle Terme di Caracalla oppure la figura di Egle, in Nevicata, sempre del Carducci, che con la -bella fronte- sembra illuminare il –grigio verno–  e persino far -ridere le nubi-. Ma forse più significativa ancora è la canzone dei Dick Dick, Sognando la California, dove il grigio del cielo e il giallo delle foglie, cioè il presente di un autunno scialbo, privo di attrattive, è input  a cercare e sognare il blu e il caldo della California, come il luogo dove ritornare:

Cielo grigio su (cielo grigio su)
foglie gialle giù (foglie gialle giù)
Cerco un po’ di blu (cerco un po’ di blu)
dove blu non c’è (dove blu non c’è)
Sento tanto freddo (freddo, tanto freddo, sai)
fuori e dentro me. (fuori e dentro me)
Ti sogno, California (sogno California)
e un giorno io verrò!

Entro in chiesa e là
io cerco di pregar:
ma il mio pensiero invece va (mio pensiero va)
ritorna sempre là (torna sempre là)
al sole caldo che vorrei (caldo sole che vorrei)
che qui non verrà mai (che qui non verrà mai)
Ti sogno, California (sogno California)
e un giorno io verrò! ………………..
………………………………………….
e un giorno io verrò! (sogno California)
e un giorno io verrò!

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