(a cura di Giuseppina Catone)

Edith de La Hèronnière, La ballata dei pellegrini”, Sellerio ed., pp. 252, 10.00 euro

E’ un libro strano, non commerciale, non usuale. Il cammino di Santiago, ormai diventato per molti un percorso turistico-religioso alla moda, in queste pagine si connota di colori diversi e di significati molteplici. L’autrice compie il cammino insieme ad altre tre persone, profondamente diverse da lei, complementari, però, l’una all’altra. Potremmo dire che questo è un percorso alternativo, sicuramente più antico e più vicino al vero, che i quattro compiono, senza indugiare molto, gettandosi in un’avventura imprevedibile per l’ostilità della natura e per gli inconvenienti del viaggio. Mi hanno colpito moltole descrizioni del paesaggio, le note coloristiche che si trasformano in accordi cromatici densi di significato. Il paesaggio è spesso ostico e difficile, pieno di ostacoli e sorprese: è come un continuo salire verso la liberazione, verso la salvezza, attraverso le difficoltà; è un viaggio veramente medievale lungo Francia e Spagna. E allora scopriamo paesi, villaggi e località che sono fuori dal normale itinerario. Le carte geografiche segnano percorsi più agevoli, non questo giro tortuoso per montagne alla scoperta dell’anima romanica della cristianità medievale.
C’è, poi, all’inizio del libro, un’immagine straordinariamente consona allo spirito delle Pietre di scarto: è quando l’autrice afferma di voler diventare una pietra ocra rosato nella basilica di Vezelay e sogna di rimanere per sempre incastonata nella struttura della Chiesa. Il legame tra spiritualità e pietre è qualcosa su cui hanno scritto e discusso tanti ed è indiscutibile che qui se ne incaselli un altro tassello.
Una pietra ocra rosato
Da questo momento in poi siamo testimoni del cammino ben oltre la materialità della mappa.
Il libro è anche un vero e proprio elogio del viaggio inteso come pellegrinaggio. Ogni viaggiatore è pellegrino, se si libera delle sovrastrutture e se accetta tutto quello che la strada gli presenta, pur di giungere alla meta che spera, però di raggiungere un po’ più tardi, perché il viaggio non finisca.
Questo libricino oltre a farci riflettere su tutto questo chiama a raccolta tutte le nostre percezioni sensoriali: è come se nell’esplosione dei colori, delle sfumature, dei profumi, degli odori, dei suoni offerti dalla natura, a volte ancora incontaminata, i nostri sensi partecipassero della lettura di un piccolo, ma prezioso taccuino di viaggio.
 

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