(di Tita Ferro

 Il tema del rapporto tra l’autore e il lettore è interpretato in modo originale nella poesia di MARGHERITA GUIDACCI, “All’ipotetico lettore“, tratta dalla raccolta “ANELLI DEL TEMPO“: colui che scrive mette con fiducia la sua anima tra le mani del lettore e chiede a lui di diventare il nido in cui possa riposare serena.
Questo rapporto, però, sottolinea la poetessa, non è un possesso geloso ed esclusivo: le vie che un giorno si sono incontrate possono dividersi.
E allora bisogna distendere le mani, curvate a nido per accogliere con amore, ed essere disposti non solo lasciar andare ma ad assecondare il volo di chi sente di dover prendere un’altra strada.
Il carattere di questa disponibilità a non trattenere come possesso personale ciò che per vivere ha bisogno di essere libero, è sottolineato dalle immagini: le mani sono come foglie precariamente attaccate all’albero, come vento che facilita il volo.
E’ il prezzo della libertà, non orgogliosamente rivendicata ma chiesta con sofferenza e affetto, come condizione imposta dal destino che misteriosamente impone di percorrere altre strade.
Una certezza c’è: l’affetto che ha unito i due non solo non diminuisce nel momento del distacco ma rimane uguale, anzi sarà eterno.
Allora rileggere è come richiamare alla memoria un rapporto che non esiste più: certo il ricordo, a distanza di tempo e magari anche di spazio, non dà più le emozioni forti della prima volta ma permette di scoprire particolari che prima erano sfuggiti e che la memoria del cuore ha conservato per tempi migliori.Ho messo la mia anima tra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

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