Cari amici di Pietre di scarto e cari voi che visiterete il nostro sito, ancora in fase di sistemazione, per la verità, porgo a tutti gli Auguri di una Santa Pasqua prendendo spunto da un gerundio, quel bellissimo rivolgendomi del famoso "Forse un mattino andando in un’aria di vetro" di Eugenio Montale.

Ecco, auguro a tutti una Santa Pasqua di rivoluzione, la scelta-possibilità di girarsi al contrario per vedere compirsi il miracolo, fosse anche il montaliano nulla dietro le spalle, premessa necessaria perché la rivoluzione dal semplice girarsi e vedere diventi un cambiamento, un rinnovamento, una ripresa del cammino che riscopra la fecondità degli inizi, aspetti e particolari che forse prima non si sospettavano nemmeno e che permettono di coniugare il nuovo con la continuità.

E mi rendo conto che, augurando questo, a me stessa prima che a voi, sto augurando anche due cose difficili e pesanti: la solitudine e il dovere della testimonianza. Certo la solitudine, non l’isolamento che sembra doversi leggere nella lirica di Montale … me ne andrò col mio segreto… , la solitudine come naturale conseguenza, perché se vedi qualcosa che gli altri non vedono, dopo aver visto non puoi continuare a fare come se niente fosse accaduto: ciò che hai visto, capito, ti rode dentro, ti consuma se non riesci a viverlo, anche se mai pienamente come lo hai visto.  Ti si impone il dovere di testimoniare quanto ti è stato donato e i primi tentativi sono difficili: chi non ha visto, chi non ha sperimentato si comporta come Natanaele a cui Filippo comunica che hanno trovato il Messia, rispondendo in modo scettico e scontato, ma in fondo ragionevole: -Può mai venire qualcosa di buono da Nazaret?-

Quante volte ci siamo sentiti dire: laboratori, officine, convegni…? Ma che vai pensando, perché ti complichi la vita? Oppure: quanto si paga, quanti crediti formativi danno, quale vantaggio me ne viene…? Appena hai intuito qualcosa di diverso dalla routine di ogni giorno, dal solito andazzo, diventi una persona pericolosa che attenta alla pace altrui: pochi amano guardare la propria vita da un altro punto di vista, scoprirebbero che …è la terra che gira, non il sole… e sarebbe spiacevole, dovrebbero lasciare le loro abitudini che, anche se noiose, danno tanta sicurezza. Pochi hanno il coraggio di mettersi in gioco, ciascuno lo sa per esperienza personale: in una comunicazione aperta si possono scoprire i limiti e i fallimenti, le paure e gli sbagli che ci sono dietro le maschere da vincitori.

Buona Pasqua di rivoluzione che porta solitudine, richiede testimonianza di vita, ma  evita ogni impazienza nella gioiosa consapevolezza che c’è un tempo per ciascuno e per ogni cosa e, se si può far maturare la frutta fuori stagione,  non si possono saltare le tappe nel cammino dell’uomo. E’ la pazienza dell’attesa dell’altro, non la pazienza della rassegnazione né di una pretesa e triste superiorità che forse c’è nella lirica di Montale, ma la pazienza ispirata dall’amore che si ha per le persone che ti stanno a cuore, che vorresti vedere realizzate non come piace a te ma nel modo che ti appare più bello per loro, che riesci a leggere ed intuire mentre le vedi vivere, decidersi, agire, se rinunci a proiettare su di loro i tuoi desideri, le tue speranze, i tuoi sogni. Buona Pasqua, allora, amici dai volti conosciuti e amici sconosciuti che visiterete il nostro sito, buona Pasqua di rivoluzione!

Tita Ferro

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