Giugno 20, 2009
Inaugurando il TEMA scelto da BombaCarta per le Officine 2009 e cioè “VERBI“, ecco di seguito il nuovo editoriale di Antonio SPADARO
Stamattina, dopo una risveglio lento e quasi meditativo, ho lentamente aperto la porta del bagno. L’effetto dell’acqua sul viso e sul corpo è il primo contatto vero col mondo perchè la sua temperatura crea una differenza a pelle, sensibile. L’acqua, forse permette il mio primo vero contatto col mondo, che è contatto di differenze. Poi ho aperto la finestra. La luce era già nella mia stanza, la visione del mondo esterno l’avevo già avuta. Avevo già visto che era una bella giornata, ma aprire la finestra ti fa sentire l’aria. L’aria ti dà la certezza che quel che vedi al di là della tua finestra non è una scena finta, da Truman Show, ma è qualcosa di vero. Non tocca infatti solo la vista. L’aria ti tocca e entra nei polmoni. Senti perfino la differenza di temperatura tra te e il “fuori”, tra la stanza e l’esterno. Poi ho aperto il mio breviario, il mio libro di preghiera. Aprire un libro è un gesto strano. Il mio breviario è di 1900 pagine. E’ un mattoncino di carta india con i bordi di un verde elegante. Leggi il seguito di questo post »
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Giugno 17, 2009
12 giugno 2009… prima della pausa estiva
Il gruppo delle Pietre di scarto si è riunito per l’ultimo incontro prima dell’estate per tirare le somme dell’anno trascorso e per gettare i… sassolini per quello che verrà. Erano presenti Tita Ferro, Maria Aldarese, Maria Suraci, Maria Iaria, Sara Puntillo, Franca Crucitti, Carmela Ferro con Saverio Catalano, Amelia Catone e Giuseppina Catone. Tita ha introdotto il laboratorio cominciando a chiedere a ciascuno dei presenti quali fossero i padri indiscussi per la formazione letteraria; naturalmente sono venuti fuori i nomi scontati e indiscutibili dei maestri di tutti i tempi: Omero, Dante, Shakespeare, Mazoni, i russi, i francesi… A questo punto, però, a molti è sembrato non corretto procedere su questo piano, ci si è chiesti se non si dovesse indicare piuttosto il libro che a ciascuno ha cambiato la vita, fosse anche quello di uno sconosciuto. Le Pietre sono state concordi e Tita ha dato tempo fino a settembre per indicare i titoli. Questo lavoro è chiaramente propedeutico al convegno del prossimo anno, scandito dalla famosa domanda di Farinata a Dante nel X dell’Inferno “Chi fur li maggior tui?“: anche noi dobbiamo individuare i nostri antenati, i padri letterari che ci hanno plasmato e ci sono entrati nelle vene. Leggi il seguito di questo post »
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Giugno 7, 2009
5 Giugno 2009
di Giuseppina CATONE
Sara Puntillo ha iniziato leggendo una pagina tratta da “Vita romana” di U. E. Paoli sull’importanza degli alberi cittadini e sul rapporto tra questi e la nomenclatura delle vie.
Emilia Corigliano ha portato una pagina fotografica tratta da “Sahara, giardino sconosciuto” ed ha letto un passo di Giussani “All ricerca del volto umano” sul tema, interpretato in senso cristiano, del deserto come indifferenza al rapporto con l’altro.
Maria Aldarese, leggendo un articolo di Roberto Esposito dal titolo “La voce degli oggetti” (recensione del libro di R. Bodei “La vita delle cose”), si è soffermata sull’interessante aspetto degli oggetti che possono dire qualcosa ed avere un significato legato alle persone.
Maria Giglio ha letto una splendida pagina di Pietro Citati tratta da “La malattia dell’infinito” dedicata all’ispirazione poetica di Hoffmansthal.
Giuseppina Catone si è ricollegata al discorso leggendo la poesia “Arte poetica” di J. L. Borges. Leggi il seguito di questo post »
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Giugno 4, 2009
Erri De Luca, Il giorno prima della felicità, Feltrinelli 2009
di Tita FERRO
“M’imbarcai all’ora del tramonto.
Vidi il golfo accendere le luci da Posillipo a Sorrento. Erano tanti fazzoletti bianchi, salutavano gli occhi aperti di quelli che partivano. Quelli vicini a me erano fradici di lacrime. Quelli vicini a me non sono di prima classe, non hanno biglietto di ritorno.
Ora scrivo le pagine sul quaderno a righe mentre la nave punta all’altro capo del mondo. Intorno si muove o sta fermo l’oceano. Dicono che stanotte passiamo l’equatore”.
Sono le parole, ma molto più le immagini di grande forza poetica nella loro semplicità, con cui si conclude l’ultimo libro che ho letto di Erri De Luca, Il giorno prima della felicità, edito da Feltrinelli in gennaio e già alla seconda edizione.
-Mi spiace che sia finito- è il primo commento, mentre mi fermo su quelle immagini conclusive, quelle luci-fazzoletti del Golfo in perfetta sintonia con gli occhi fradici di lacrime, dilatati ad abbracciare un’umanità più vasta dal cambio improvviso del tempo: erano gli occhi delle persone vicine al giovane narratore, sono quelli delle persone di tutti i tempi e luoghi, che non sono di prima classe, che non hanno biglietto di ritorno.
Che poi, rifletto, siamo in fondo tutti, imbarcati per il viaggio che è la vita, sulla stessa nave, tutti senza biglietto di ritorno, anche se cerchiamo di fare distinzioni stupide, come dice A Livella di un altro grande napoletano. Leggi il seguito di questo post »
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