Luglio 11, 2008
dal blog di Paola Malara, novella Little Stone
Giovanni D’Alessandro è una persona meravigliosa. Io dovevo necessariamente dirlo.
Giovanni D’Alessandro ha scritto un libro dal titolo “Il guardiano dei giardini del cielo“. Ne ha scritti più di uno di libri, in realtà. Ma adesso fermiamoci un attimo su questo: è un libro sulla morte, ma anche sulla vita. E’ un libro sugli abbracci, ma è anche un libro sugli addii. E gli addii sono sempre malinconici. E poi è un libro un po’ per la Calabria. Diciamo per un tredicesimo. Il penultimo racconto, “Madre delle nebbie di Gerace“, è un racconto che ci tocca, che ci accarezza, anche. Un racconto in cui Giovanni mette gran parte del suo amore per la mia terra, per il mio dialetto che per i suoi suoni paragona allo sciabordìo delle onde del mare, per gli occhi delle donne di Calabria, misti di malinconia e gioia di vivere, per l’ospitalità che ogni volta sorprende, per la magia dei luoghi. Un amore di cui mi ha parlato spesso in questi due giorni e mezzo passati praticamente quasi assieme.
Domenica, giorno del mio onomastico tra l’altro, siamo tornati a Gerace. Alla stessa tavola lo scrittore, i protagonisti del racconto, e i lettori. E’ qualcosa di magico e difficile da far capire… Credo sia la stessa magia che ha legato questo personaggio che ha superato i cinquanta e un gruppetto di ventenni pieni di risorse. Che li ha tenuti attorno a un tavolo a parlare di loro stessi fino alle 3 e mezza del mattino dopo due giorni sfinenti. Che ha smantellato le differenze di età e di abitudini. Una magia che non è solo nella mia terra ma in qualche modo è identica nel suo cuore. E allora “scrittore calabrese di Pescara“. Non potevamo ribattezzarlo in altro modo. Non potevamo che innamorarcene a nostra volta.
E io dovevo necessariamente dirlo, ecco. Giovanni D’Alessandro è una persona meravigliosa.
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Pubblicato da pietrediscarto
Luglio 11, 2008
“La bellezza della Calabria mi sconvolge, è qualcosa di sorprendente che è impossibile non volere trasmettere e fare conoscere al resto del mondo: Reggio è bella come le sue donne! Il filo conduttore del mio nuovo libro è l’umanità nella sua profonda spiritualità, è la pietà stessa come dimensione portante dell’essere umano che riesce a concretizzarsi nella solidarietà che sublima ogni azione umana”.
Queste parole di Giovanni D’Alessandro sono le più adatte ad introdurre il report dell’incontro avvenuto tra lo Scrittore, “una delle voci più genuine del nostro tempo” e la Calabria, in due giorni, il 29 e 30 giugno, e in due ambienti diversi, Gerace e Reggio, per la presentazione della sua prima raccolta di racconti, Il guardiano dei giardini del cielo, edito dalla San Paolo. A Gerace, nella Sala Consiliare, il Libro è stato presentato dal prof. Giovanni Carteri, a Reggio, nell’affollata Sala Giuffré dell’artistica Villetta De Nava, la presentazione è stata fatta a più voci, secondo il metodo di Pietre di scarto: tre socie si sono alternate a parlare di tre racconti particolarmente significativi della Raccolta: Maria Bambace di “Alesia, 52 a. C”, Francesca Crucitti di “Islamabad” e Sara Puntillo di “Madre delle nebbie di Gerace”.
Pensando di fare cosa gradita ai nostri lettori, diamo di seguito il testo dei quattro interventi.
Il “sottosuolo” della vita nei racconti di Giovanni D’Alessandro
di Giovanni Carteri
In un bel saggio dedicato al sottosuolo della narrativa meridionale Ignazio Silone scrisse che “i libri sono come gli alberi, non nascono dal nulla”. E aggiunse, riferendosi alla sua formazione anche tecnica di scrittore, che “più della scuola e delle letture, hanno avuto influenza decisiva le esperienze della vita” e tra esse “la compagnia di contadini e operai”.
Le pagine del libro di Giovanni D’Alessandro “Il guardiano dei giardini del cielo”, edito dalla San Paolo, anche quando hanno un’ambientazione storica lontana o recente, quando si immergono nei paesi dell’Est, quando si crogiolano nella indimenticabile nebbia di Gerace o nella polvere delle strade delle montagne abruzzesi, nascono sempre da un’emozione che lui vuole comunicare. Un’emotività –per dirla con Corrado Alvaro- che proviene “dai suoi traumi, dalla sua educazione, dai suoi ideali, dalle sue fughe e ripiegamenti e dai tanti pensieri ricacciati indietro”. Da qui nasce la scrittura, nasce il racconto.
Alla fine della lettura di ogni suo racconto (li ho letti in giorni diversi, non è un libro che si legge d’un fiato e questo è un grande pregio) continuavo a ripetermi: “Inizierò da questo la mia conversazione”. Leggi il seguito di questo post »
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Luglio 11, 2008
Così Maria Bambace, socia di Pietre di scarto, ha presentato il primo dei racconti che apre la bellissima raccolta di Giovanni D’Alessandro, Il guardiano dei giardini del cielo, lunedì 30 giugno scorso:
L’autore, in questo racconto, che è il primo di tredici scritti fra il 1997 e il 1998, tranne gli ultimi due, entra in “medias res” alla maniera delle grandi opere epiche di Omero e Virgilio. E’ un racconto storico in cui alcuni personaggi come Vercingetorige, Vercassivellauno e Critognato, capi dei Kelt, Cesare, capo dei Romani sono veri, altri verisimili. Tra questi, il giovane Hocham, wellaf, cioè schiavo degli Arwern, che dalle prime battute viene accarezzato dall’Autore con amore paterno, anzi possiamo dire che D’Alessandro per tutto il racconto si sia sostituito al padre vero di Hocham che ha salutato il figlio, dal momento della partenza, con la morte nel cuore, data la difficoltà dell’impresa, ma anche con la speranza che, in caso di vittoria, possa diventare guerriero che può stare alla pari del suo signore Vercassivellauno, che l’ha scelto per la sua destrezza nel gioco dei tre cavalli, nonostante la sua giovanissima età.
Dicevo dall’inizio che l’Autore accompagna con profonda partecipazione Hocham da quando lo osserva all’inizio, come ha legato il laccio dell’elmo, in maniera che non si sposti, a quando gli vede fare gli scongiuri, toccando la spada che ha sottratto con la solita fulmineità a un giovane romano ucciso, certo molto coraggioso se si è spinto fin davanti all’accampamento romano, a quando indossa la cotta che è l’unico capo che lo protegga in battaglia, visto che è soltanto un estart, cioè auriga e non guerriero. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da pietrediscarto
Luglio 11, 2008
Questo racconto, il secondo per l’esattezza, contenuto ne “Il guardiano dei giardini del cielo” di Giovanni D’Alessandro è stato presentato, invece, da un’altra socia di Pietre di scarto, Francesca Crucitti:
Geograficamente il racconto ha un’ambientazione precisa, Pescara “la città dove vivo”, dice l’Autore, indirizzandoci subito verso una lettura di fatti collegati alla sua esperienza personale, “e dove”, continua, “le architetture dell’uomo non si arrestano di colpo su dirupi ma degradano dolcemente verso l’azzurro, si allungano ad incontrarlo… Il mare lo capisce e le accarezza … Qui i cavalloni si arrendono indecorosamente, schiumando tra i bambini che giocano a riva”.
Il gigante, il mare, che si arrende di fronte ai bambini che giocano, il suo tocco come una carezza all’ultimo lembo sabbioso, mi ha richiamato un tratto caratteristico dello Scrittore, il suo saper farsi vicino, la complicità nel racconto, il non essere mai distaccato dagli ambienti, dai fatti, l’entrare in essi ma per tendere a qualcos’altro, per ascoltare un’altra voce, un’altra storia.
“L’espressione consueta, andare al mare, sembra uno sfociare in qualcosa”, dice più avanti: ecco collegato a quanto dicevo il senso di attesa di uno svelamento sempre possibile, dell’attimo in cui la realtà è vicina a consegnare il suo segreto, direbbe Montale: sento così il suo indugiare nella narrazione, una paziente attesa che le parole, i fatti, le persone mostrino il loro vero volto.
Sulla spiaggia di Pescara dove G. D’A. ama trascorrere momenti di evasione, in una mattina di fine settembre, mentre è sdraiato sul lettino, “assorto tra l’azzurro del cielo e del mare”, vede avvicinarsi un extracomunitario, il solito venditore ambulante di tappeti che Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da pietrediscarto
Luglio 11, 2008
E questa è la bellissima presentazione fatta da Sara Puntillo, anche lei storica socia di Pietre di scarto, di uno dei nostri racconti preferiti, contenuto ne Il guardiano dei giardini del cielo:
Questo racconto ha un valore particolare per Pietre di scarto. L’ispirazione a scriverlo venne infatti allo scrittore durante una gita a Gerace, a conclusione del primo convegno sulla letteratura organizzato dalla nostra associazione, citato dallo stesso autore nel racconto. Ma al di là di questo motivo di compiacimento, è subito evidente che il racconto ha ben altri significati, sostenuti dal ritmo coinvolgente di una narrazione capace di suscitare emozioni e sentimenti.
Dopo circa quattro anni, con lo stesso D’Alessandro, ieri siamo ritornati a Gerace per la presentazione del suo ultimo libro “Il guardiano dei giardini del cielo” ed ancora una volta siamo rimasti stupiti per il fascino e l’atmosfera unica di questo straordinario paese.
Certo, non capita tutti i giorni di poter discutere con l’autore del libro che hai appena finito di leggere, che ti ha coinvolto intensamente e posto tanti interrogativi. Aggiungi poi che percorri con lui i luoghi di cui parla nelle sue pagine: ti lascio solo immaginare l’emozione che provi! E mettici pure l’incontro con le persone vere, quelle che sono diventate i personaggi del suo racconto. Perplesso, incominci a scrutare il viso della donna, sereno, anche se solcato dalle rughe provocate dal nostro sole. I capelli bianchi sono tirati indietro, fermati solo da due ferretti. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da pietrediscarto