di Tita FERRO
Carissime Pietre di scarto e carissimi amici che, navigando nel gran
mare di internet, vi fermate a dare anche solo uno sguardo a questo blog: la gioia del Natale vi riempia il cuore.
Quest’anno il mio augurio prende lo spunto dal racconto che Luca fa di un saluto, di un abbraccio e di una benedizione, e da un avverbio, <allora>.
Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,39-42).
Maria appena ha avuto dall’angelo l’annuncio di essere stata scelta da Dio come madre di suo figlio, non canta il suo Magnificat, ma si alza e si reca in fretta dalla cugina la cui insperata ed inspiegabile maternità le è stata data come segno dell’agire di Dio al quale niente è impossibile.
Appena Maria saluta Elisabetta e, di sicuro, l’abbraccia, il bambino sussulta nel grembo della madre attempata che, illuminata dallo Spirito santo, esplode in quell’esaltazione benedicente, Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me … E il testo continua: <Allora> Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore … Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da pietrediscarto
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Ci siamo ritrovati in dodici presso la sede della Biblioteca Comunale di Sbarre per riflettere e confrontarci su pagine tratte dai seguenti libri da noi scelti:
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Durante l’incontro di lettura consapevole, tenutosi ieri pomeriggio presso il nostro istituto, noi ragazzi abbiamo proposto testi riguardanti il tema scelto per questa settimana, la SOLITUDINE. Eravamo 14 in tutto, ma non tutti preparati…
Tagliare. Ovvero abbassare, abbreviare, accoltellare, accorciare, affettare, aprire, asportare, barrare, censurare, decurtare, defalcare, diminuire, disattivare, falciare, ferire, incidere, incrociare, intersecare, ledere, lesionare, mietere, mozzare, mutilare, passare, recidere, regolare, resecare, riassumere, ridurre, sagomare, scalare, scontare, scucire, sezionare, sfoltire, solcare, sottrarre, spezzare, spezzettare, spuntare, sminuzzare, graffiare, eliminare, levare, amputare, attraversare, fendere, percorrere, arrestare, far cessare, bloccare, fermare, tagliuzzare, tarpare, tranciare, trinciare, troncare, stringere, sopprimere, cancellare, togliere, alzare, separare, interrompere, mescolare, mischiare, dividere, intagliare, radere, rasare, scorciare, sfaccettare, segare, potare, smazzare.
Sembra semplice dire “iniziare”, come se ogni avvio fosse soltanto un cammino aperto verso il futuro: in realtà questo verbo contiene infinite varietà di senso se si riflette su ciò che ha preceduto il momento di partenza e che può essere stato anche traumatico o sofferto o che, al contrario, può innescare un processo di trasformazione e rinascita.
Il terzo appuntamento del Laboratorio di scrittura creativa “Carta, penna e…” presso la Libreria Universalia, si è svolto alla presenza di quei pochi che hanno resistito allo sciame di virus che stagionalmente si abbatte sui comuni mortali. Così, decimati dall’influenza, ci si è ritrovati raccolti intorno ad un solo tavolino dei due solitamente occupati. Tra un kleenex, uno starnuto ed un colpo di tosse (perché nessuno è mai davvero immune!) abbiamo affrontato la contestualizzazione del protagonista di un racconto. Azioni, interiorizzazioni, scelte che portano a prendere una strada piuttosto che un’altra e tutti i fattori che vi ruotano intorno, contribuiscono a caratterizzare la struttura, l’ambiente, in poche parole, la vita del personaggio principale del nostro racconto.
Partiamo dalla fine, cioè proprio da uno degli esercizi di scrittura realizzati dai ragazzi, quello di Antonio Albanese:
Dopo aver controllato i bambini, lui entra nella stanza sommersa nel buio. Lei si è già addormentata. A guardarlo bene si direbbe deluso o magari pensieroso o semplicemente incredulo del fatto che quella giornata sia realmente finita. “Non è così che l’avevo immaginata”, forse pensa.