PIETRE DI SCARTO

E' tempo che le pietre accettino di fiorire

Decimo Convegno nazionale sulla letteratura – “Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo”

L’Associazione Pietre di Scarto organizza per il decimo anno consecutivo il suo consueto Convegno nazionale sulla letteratura. L’appuntamento di quest’anno è dedicato alle forme narrative della fiaba e del racconto breve. Dal 18 al 20 aprile sono in calendario interessanti tavole rotonde con i contributi di scrittori e critici letterari. Di seguito tutte le iniziative in calendario. La conclusione del Convegno quest’anno è affidata alla scrittrice spagnola Rosa Montero.

VOLANTINO

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VOLANTINO

Report laboratorio di lettura

I° incontro –  12/10/2012

a cura di Catia Marino

Come ogni anno, finita l’estate, ci ritroviamo in Ottobre per riprendere le consuete attività dell’associazione. Il cielo è grigio e anche se, dopo mesi, sono da poco venute giù quattro gocce, l’autunno non vuole proprio saperne di portarci un po’ di frescura. I lavori per il decimo Convegno sono ovviamente in corso, ma decidiamo di continuare a discuterne in seguito, per lasciare subito spazio al primo laboratorio di lettura del nuovo anno.
In ognuna di noi trapela il fervore scaturito dalle letture estive e i primi minuti trascorrono, come sempre, tra scambi di titoli, impressioni e propositi futuri di lettura. Subito dopo formiamo una specie di semicerchio, in un’aula del Liceo Scientifico L. da Vinci. Siamo in 11, pronte a cominciare. Ad aprire le danze è Giuseppina Catone e lo fa proponendoci dei versi, rispettivamente “Sono cent’anni che non ho visto il suo viso” di Nazim Hikmet, “Dal lungo party triste” di Mark Strand e “Amore a prima vista” di Wislawa Szimborska, la poetessa polacca molto amata da noi Pietre di scarto. Sono versi ricchi di immagini, versi che parlano d’amore, di destino, ma anche di una certa difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni, i propri stati d’animo. Sono anche versi sull’incomunicabilità. Continua a leggere…

Officina: l’inquietudine

(a cura di Carmela Ferro)

Con i contributi di Mariolina Panzera, Maria Giglio, Vittoria Mallamaci, Giuseppina Catone, Tita Ferro, Maria Aldarese, Franca Crucitti, Carmela Ferro.

Da dove proviene quello strano senso di insoddisfazione e di scontentezza che, come un venticello fastidioso e pungente, ci impedisce a volte di riposare in quiete, che scompiglia pensieri, convinzioni e abitudini consolidate, che ci fa dubitare delle decisioni già prese e che spesso ci porta a sognare ciò che non potremo mai raggiungere? O che a volte invece, come uno sprazzo di energia che viene dal profondo, ci spinge a esplorare vie finora sconosciute, a trovare soluzioni mai immaginate, ci aiuta a comprendere verità scomode ma dense di significati?

Gli scrittori e i poeti, che come segugi esplorano gli angoli più oscuri della nostra psiche, hanno portato il loro sguardo anche in queste ombre e bagliori del nostro cuore. Continua a leggere…

Comunicato stampa del 9° Convegno Nazionale sulla Letteratura – “Una donna un libro: presenza femminili nella letteratura”

comunicato stampa                                            

 Si comunica che nei giorni 26, 27 e 28 aprile 2012, si terrà nella Sala Conferenze del Palazzo della Provincia il 9° Convegno Nazionale sulla Letteratura, organizzato dall’Associazione Culturale Pietre di scarto, dal titolo “Una donna un libro: presenze femminili nella letteratura”, reso più suggestivo dall’accostamento nelle brochure e nelle locandine con il quadro “Woman reading” di  Ivan Kramskoj, pittore e critico d’arte russo dell’ottocento.  Continua a leggere…

9° Convegno Nazionale sulla letteratura – “Una donna un libro: presenze femminili nella letteratura”. Il programma

9° Convegno Nazionale – “Una donna un libro: presenze femminili nella letteratura”

Officina: l’invidia

A cura di Carmela Ferro

Con i contributi di: Vittoria Mallamaci, Tita Ferro, Maria Aldarese, Franca Crucutti, Carmela Ferro, Giuseppina Catone, Maria Iaria.

Su questo ci troviamo sicuramente d’accordo: tra tutte le debolezze che vivono nascoste nel nostro animo e che rendono meno fluidi e spontanei i  rapporti con le persone, l’invidia è la più diffusa e quindi la più “umana”. A chi infatti non è mai capitato di sentirsi sminuito di fronte a una qualità che eccelle, che brilla nella personalità dell’altro, di fronte a una posizione di prestigio, di benessere che magari spesso (e ingiustamente) consideriamo immeritata? A chi non è successo, di fronte all’esibizione della felicità di un esaltante rapporto affettivo, di avvertire una fitta al cuore, perché magari in quel momento in noi c’è un vuoto o la ferita per una delusione recente?

Sicuramente capita a tutti e negarlo sarebbe ancora peggio.. perché quando l’Invidia si presenta sul palcoscenico della nostra interiorità, magari accompagnata dalla Superbia e dall’Orgoglio, bisogna necessariamente riconoscerla, accettarla anche se ospite indesiderata e rassegnarci a  conviverci per tempi più o meno lunghi… per riuscire a meglio controllarla…, perché altrimenti? Altrimenti, se la ricacciamo nel buio del nostro inconscio sicuramente metterà in atto la sua vendetta provocando seri danni sia all’altro, l’invidiato, con parole e gesti apparentemente innocenti e innocui ma che in modo subdolo esercitano invece un forte intento distruttivo, sia nei confronti di noi stessi, creandoci ansia, malessere e nel migliore dei casi un fastidioso senso di inquietudine e di insoddisfazione.

Perché poi, e anche su questo non vi sono disaccordi, in fondo qualcosa di noi stessi questo scomodo personaggio viene a dircelo… costringendoci ad ammettere che, nonostante l’immagine ideale che di noi stessi spesso ci costruiamo, qualche limite, qualche mancanza ce l’abbiamo pure… In fin dei conti l’Invidia, volenti o nolenti,  se ascoltata, ci aiuta a fare i conti con noi stessi. Continua a leggere…

Compagne di scuola

di Giuseppina Catone

Il completino nuovo le stava proprio bene, non sembrava essere vicina ai quaranta.

Che traguardo infelice! Meglio non pensarci troppo. Marco da una settimana non perdeva occasione per ricordarglielo. “Bisogna invitare questo, quest’altro ancora. Gli eventi si festeggiano, li porti benissimo gli anni, sei la mia mogliettina, sembri un fiore…” Tutte queste frasi erano piccole pugnalate, leggerissime puntine di spillo. Ogni volta sentiva salirle un cerchio alla testa ed una leggera nausea.

Ad ogni buon conto, quella mattina aveva indossato il completino nuovo: le stava a pennello! Anche il sole che faceva capolino la invogliava ad uscire. All’angolo si fermò davanti ad una vetrina di gioielli. Doveva scegliere il regalo di Marco, doveva fargli capire con le buone maniere cosa non doveva comprarle e che cosa avrebbe preferito.

_ Non mi dire che sei proprio tu! _ una voce la fece trasalire. Continua a leggere…

Sia pace all’anima

di Romina Arena

Cara Marisa,

se non fossi già vecchio abbastanza e con le ossa gonfie di umidità; se non fossi miope e non accartocciassi gli occhi nel tentativo vano di vedere qualcosa, delle lettere, un articolo, un’insegna; se non fossi zoppo e non oscillassi su e giù camminando con lentezza. Se non fossi tutto questo, proverei a cercarti ancora in qualcuna, nella speranza di non trovarti mai; nella speranza di non rincontrarti mai né nelle labbra affilate, né negli occhi piccoli; né nei gomiti aguzzi di nessuna.

Disgrazia mia. Cinquantennale supplizio.

Mi sono sembrati secoli questi anni accanto a te. La tua presenza posticcia al mio fianco, così esuberante e piena spiegazzava la mia magrezza. I miei silenzi pudichi contro i tuoi schiamazzi squillanti. Non c’era verso che tu capissi che discrezione non era una parolaccia, ma una pratica sobria di riservatezza.

Vani i miei sforzi di stabilire contatti intimi con te che non morissero contro la mano che agitavi come per scacciare una mosca dall’aria; come se una carezza fosse una fonte assieme di costernazione e di peccato.

Mi ha aiutato la pazienza a scavallare la pena, ma tu questo lo hai sempre saputo, che non ti ho mai nascosto quella insofferenza che mi attorcigliava lo stomaco al solo sentirti parlare. Continua a leggere…

Quarto Laboratorio di Scrittura Creativa

di Demetrio Canale

Perché ci  spaventano i rapporti umani sgangherati? Siamo tutti ancorati al “vissero per sempre felici e contenti”? Questi interrogativi mi hanno assalito quando Romina Arena, durante il quarto Laboratorio di Scrittura Creativa, ci ha invitato a descrivere una relazione tra due o più personaggi improntata su sentimenti negativi. Per introdurci meglio ci ha letto un suo testo in cui un marito augurava pace all’anima della consorte defunta insultandola allegramente e descrivendone solo i difetti, quasi con sollievo. Più ascoltavo le invettive del marito superstite più il mio turbamento aumentava tanto che mi scoprivo a ringraziare mentalmente tutti quelli che avevano votato no per il divorzio. In Italia, dove le cose se non le facciamo complicate non ci piacciono, il popolo per dire si ad una legge deve votare no al referendum. Continua a leggere…

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